Feb
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Io e 20 lettori.

Ho un problema.
Dato che ho uno stile narrativo estremamente noir, faccio fatica a scrivere quando sono sereno.
Per buttare giù qualche riga di soddisfazione letteraria, devo essere incazzato e stanco.
Magari depresso.
Non certo tranquillo come in questi giorni.
Eppure buttare giù parole, battute disagiate e pensieri sguaiati mi manca.
Quindi, urge un buon motivo per disperarsi.
Cerco di dedicare le mie attenzioni a conclusioni del Mondo datate 2012.
Ma non ci credo.
Provo a convincermi, ma Hollywood sul tema ha investito troppi soldi; e con rammarico mi ha convinto che i Maya hanno più appeal filmico che precisione visionaria.
Fame nel mondo: è già stato detto tutto.
Politica. Non ha neanche senso disperarsi.
Insomma: qualcuno mi può indicare un buon argomento foriero di tristezza?
Cerco qualcosa di triste, ma spumeggiante, che mi permetta di buttare giù, magari, qualche battuta aguzza, di quelle del tipo “ridiamo per non piangere”.
Ecco, qualcosa così.
Ci ho provato con i treni, ma le ferrovie dello Stato, più che tristezza mi fanno sarcasmo.
Musica: mi hanno preceduto.
Meno male che c’è Carla Bruni, tra l’altro.
Non mi rimane che scrivere questo articolo, dunque, mentre continuo a vagare.
Alla ricerca di qualcosa di cui disperare.

Cheers!

Feb
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Una lettera d’amore.

Oggi, girovagando per i miei hard disk, ho trovato una vecchia lettera d’amore, dedicata ad una fanciulla che in passato ho molto amato.
Per un momento, ho seriamente pensato di postarla qui: la (ri)lettura si era rivelata piacevole, e mi aveva colpito la passione con cui avevo scritto quelle righe.
Per evidenti motivi, poi, ho però deciso di lasciare i miei antichi sentimenti a marcire fra le lunghe serie di “1” e “0” dei dischi rigidi.
Mi sono comunque sentito in dovere di scrivere un piccolo appunto sulla vicenda, perché si è trattato davvero di una “lieta sorpresa” trovarsi, dopo tanto tempo, a leggere quelle frasi.
Sarà che rileggermi dopo molti anni mi emoziona sempre.
O sarà la solita situazione instabile (tanto oggi quanto al tempo di quella lettera) a toccarmi.
Ad ogni modo, sappiate che da qualche parte, nel mio Mac, è nascosta una vecchia lettera d’amore.
Se siete hacker di qualità e la cosa vi stuzzica, non sarà difficile per voi accedere in remoto al mio portatile, e concedervi due minuti di piacevole lettura.
Anche se credo che per così poco, tutto quello sbatti sarebbe davvero esagerato…

Cheers.

Dic
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Beers

Un birra.
Una parola con qualche amico.
Ed il tempo smette di passare lento.
Insieme ad un buon boccone.
Ed un calice che ti riscalda.

Lug
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Parole

Ma queste parole avranno poi un senso?
Servirà tutto questo lavoro di ricerca, pubblicazione, riflessione, approfondimento,
O tutto si perderà nei meandri di questa rete infinita, alla quale tutti potremo accedere.
Tutti potremo lasciare la nostra testimonianza.
Tutto molto bello.
Tutto molto democratico.
Ma queste parole sono aria, respirata con noncuranza dai giovani avventori di questa rete, persi come me.
(magari senza ancora saperlo)
Passaggi si intrecciano, mentre ricordo che ancora nulla è deciso: tutto scorre, la vita passa, cambia.
E tutto si muove.
Anche queste parole, incise sull’hard disk di qualche server lontano.
Negli anni, nei secoli, chissà cosa diventeranno…

Mar
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Small Things.

Celebrare le piccole cose non è un cliché.
I cliché sono cose scontate che hanno perso la loro capacità di “illuminarci”.
Le piccole cose saranno anche scontate. Ma per quel che mi riguarda, le illuminazioni son sempre partite da lì.
Quindi, i cliché stanno a zero. Le piccole cose no.
Evviva le piccole cose.
Fuck cliché.
E ho detto tutto.
Anyway, intorno al mistero delle piccole cose, qualcuno parla “dell’imperfezione”.
Io, che voglio fare filosofia spiccia, non mi infilo in questioni di natura accademica, mi limito a dire che le piccole cose sono quelle che, nella vita, mostrano quelle importanti.
C’è stata la volta in cui la vernice di un’automobile mi ha condotto lontano da una donna che ho amato.
Ce n’è stata un’altra in cui, addormentandomi su un treno che correva lontano, mi sono sentito “a casa”.
Come?
Chi lo sa…
Nessuno sa come succede.
Sarà nostalgia?
Esplosione?
Da un certo punto di vista, chi cazzo se ne frega: le cose stanno così.
Questo è importante.
Per non distrarsi, quando arriva quella volta, in cui un parola -una parola neanche importante, detta a bassa voce sotto la musica alta- ti mostra che è giunta l’ora.
Si fanno le valigie.
Si parte.
Alla ricerca di un treno, dove potersi di nuovo, per un attimo
sentire a casa.

Cheers.