Archive for Marzo, 2008

Mar
5

In viaggio.

C’è chi ha l’ossessione del viaggio.
Chi, invece, prende per buono il diktat “partire è un po’ morire”
Vorrei far parte del primo gruppo.
Giuro…vorrei.
Invece lasciarmi alle spalle alcune cose mi mette sempre un po’ in crisi.
Un annetto fa -forse qualcosa in più- ho scritto un post simile a questo.
Ero sull’orlo di un lungo viaggio.
Ma alla fine non se n’è fatto nulla.
C’è uno strano sentimento malinconico che prende le persone un attimo prima di salire su un treno, una nave o un aereo.
Non ci credete?
Parliamo degli Erasmus: personaggi semi-illuminati che si fanno sei mesi altrove.
Parliamo di loro, e dell’invidia di tutti gli altri, quelli che invece sono rimasti.
Perché sono indietro con gli esami.
Perché hanno una fidanzata che non vogliono lasciarsi dietro
e cose così.
Anyway…Avete mai visto un Erasmus partire felice?
Cioè…c’è la certezza che sarà fighissimo, ci si divertirà un sacco e via dicendo.
Ma negli occhi di chi parte…la stessa malinconia.
Non so perché, ma a partire ho sempre l’impressione che non si tornerà più indietro.
Che strano…
Ho uno strano rapporto, io, con i viaggi. Niente di nuovo, in fondo…
Ma sono davvero solo io?
Gli Erasmus tornano con la consapevolezza di aver lasciato un pezzo di loro fra le pieghe di qualche città spagnola, o in un vicolo dei palazzi colorati di Oporto.
Ma partire.
Partire è un po’ morire.
Eppure…
Si può vivere senza sapere cosa c’è al di là dell’orizzonte?
Partire è un po’ morire.
Ma si vive per partire, prima o poi.
O forse no…
Freud sarebbe orgoglioso di me, oggi…

Cheers.

Mar
7

Kapo Design

Tutti gli amici Carlucciani sanno che Andrea -l’informatico- stava preparando un video per l’univeristà.
Chi di noi non l’ha visto combattere col rendering? Chi non è rimasto stupito dai 30 giorni in cui 2 pc hanno dovuto macinare frame (14 minuti a frame) 24 ore su 24?
Stupiti o no…ecco il suo lavoro!!!
Lasciategli qualche commento, anche perché -per essere il primo lavoro con 3d Studio- si tratta di un lavoro davvero pregevole!
Cheers.

Mar
0

Everything is static.

Qualcuno, oggi, mi ha chiesto di spiegare i miei pensieri e le mie sensazioni riguardo alle giornate venete che sto passando in questi giorni post-esame.
Beh…ci provo.
Prima, però, devo riportare la riflessione che ho incrociato in un libro che ho dovuto studiare per i miei esami.
C’è chi si muove e chi sta fermo.
E se questo è vero, se c’è chi è mobile e chi no, cerchiamo, un attimo, di capire cosa vuol dire “stare fermi”.
Ovviamente si tratta di una metafora. “Stare fermi”, qui, sta per un’immobilità mentale. Fisica, anche.
Ma principalmente si tratta di un’immobilità d’esperienza.
Temporaneamente sospesi tutti gli input.
Mentali, sensibili.
Per dirla con la musica, “everything is static” (Giardini di Mirò, Punk…not diet, traccia 1).
Bene…i miei giorni veneti.
Everything is static.
Non che sia male stare immobili qualche giorno.
Dopo mesi di isterismo –isterismo che, almeno per me, rappresenta un movimento troppo veloce per stare bene- pochi giorni di immobilità sembrano un dono del cielo.
Ma da psicotico drogato dell’Impiego del tempo (Michel Butor) mi sento, dopo qualche ora di pace assoluta, quasi un prigioniero.
Il mondo, là fuori, continua ad andare avanti, a scorrere.
Ed io, dalla mia cella quaggiù, lo guardo scorrere.
Restando immobile.
Perché sono qui, allora?
Perché vivere l’immobilità ti permette di vedere nuovamente i movimenti, lenti, della vita di tutti i giorni.
E come potrei vivere ogni giorno avendo l’impressione di essere prigioniero?
Sette giorni di prigionia per godere della libertà di un’altra vita.
Ho bisogno di tutto ciò.
Anche se a volte è difficile.

Cheers.

Mar
0

Nothing happen on these notes.

Se la notte scappa, scivola via fra qualche pagina appena stampata.
O se il vino abbandona i nostri sensi in qualche angolo buio.
Allora…
Allora ti sembra tutto stranamente imbottito. Immensamente lento.
La vita, intorno, scorre rapida. Niente di strano. Niente di nuovo.
Risa, bicchieri. E qualche sguardo riscaldato dal desiderio.
Ma tu sei lontano.
Una luce si accende. Lenta.
O forse no.
Ma in tutto ciò…non ti rimane che accendere una sigaretta.
Pensare “voglio solo dormire”.
Bere ancora un bicchiere.
Pensare “No. Basta. Sono pieno”.
E vaffanculo il resto.
Ci penso domani.

Mar
0

I bagagli post-moderni.

Dato che, dopo aver sostenuto due esami a Bologna, ho deciso di passare dalle parti di Treviso a bere un po’ di vino buono, mi sono trovato a preparare i classici bagagli.
Niente di strano…due mutande, quattro magliette e cose così.
Solo che poi mi sono trovato a dover riempire il Mac di dati, file infinitesimali ma necessari a proseguire i miei impegni anche a distanza.
Tipo il mio CV da inviare in giro. O iniziare a preparare i nuovi esami.
E questo è post-moderno.
Anyway…questo è delirio.
Conseguente al fatto che di questi tempi non ho contenuti da riportare qui sopra.
Dunque…
Cheers!