(per questioni di coerenza scrivo questo articolo in italiano. Essendo l’ultimo di una serie, mi sembra stupido cambiare lingua proprio alla fine…)
E poi si riparte.
Si arriva alla fine ed è necessario fare i bagagli, controllare un’ultima volta di aver preso tutto. Controllare di nuovo.
Poi si va in stazione, si fa il biglietto e via.
E’ bello stare nel paese dei balocchi, Pinocchio lo sapeva.
Collodi, probabilmente, lo sapeva meglio.
Ma nei paesi dei balocchi, o si prende e si riparte, o si diventa asini.
Non c’è via di mezzo.
Il treno delle 19:47, questa sera, non è solo un treno. E’ una specie di macchina spazio-temporale che riporterà tutto alla normalità.
Finalmente l’abitudine.
E chissà cosa resterà del paese dei balocchi.
Qualche bel ricordo, questo è certo.
Un po’ di amarezza, che per non diventare un asino ti sei proprio dovuto sforzare el dire “stasera non mi posso ubriacare” o “quella proprio non me la posso fare”.
Ti sembra di esserti perso qualcosa, certo.
Ma per non diventare asini, ci vuole impegno.
Questo si sa.
Allora stasera, scendendo dal treno, mi troverò vicino un pub, degli amici.
E mi metterò a raccontare cos’è successo qui.
Qui dove la gente “inasinisce”.
Ma dove io mi sono messo a dire.
No. Quella proprio non me la devo fare…
E poi ci si sbronzerà tutti insieme, che Torino non è il paese dei balocchi.
E una sbronza in più, o una in meno, tanto non fa differenza.

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