Mentre al Valentino si discute di dita nel cu…ore (per come ne parlerebbero Neffa e J.Ax) e si guardano le foto-ricordo di blasfemie passate, una ragazza perde la vita all’incrocio con corso Vittorio e via Sacchi.
I barellieri fanno il possibile per rianimarla, ma troppo presto uno di loro si dirige verso l’ambulanza per trovare un velo bianco con cui coprirle il viso livido.
Le auto incolonnate dietro, intanto, rallentano di curiosità.
Una ragazza spalmata sull’erba a pochi passi dal Po, allora, torna alle dita nel cu…ore, sentendo l’esigenza incontrollabile di esporre il suo ego. L’idea migliore è esclamare “Sei frocio” ad uno ormai sbronzo, sul prato a pochi metri dal borgo medioevale.
Lui s’incazza.
Un travestito, al caffè Leri, esce dal locale, saluta un amico, e scambia con lui la stretta di mano più virile di tutta la notte torinese.
Quando si dice l’omosessualità…
La musica, al Valentino, è forte: una specie di rave non autorizzato ha preso forma.
Ma è venuto una merda, che il tempo lasciava intendere pioggia.
Alla fermata del bus fra corso Vittorio e Corso Re Umberto, quattro ragazzi spagnoli aspettano il primo bus: sono le due e dieci, probabilmente non sanno che per un’ora buona non potranno far altro che scambiarsi parole d’attesa.
Io sento che è ora di andare a casa.
Lascio il Valentino, e m’incammino verso Porta Nuova.
Sto per scoprire che le dita nel cu…ore non sono poi argomento così interessante.
Che il mondo, intorno, è andato avanti.
Nel bene o nel male.
Chissà perché, mi stupisco.

Cheers