Ti amo, ma non posso fare tardi, che domani lavoro.
Ti amo, ma non voglio smettere di fumare.
Ti amo, ma stasera non ci sono.
Ti amo, ma i tuoi amici mi annoiano.
Ti amo, ma non ti posso dedicare attenzione.
Ti amo, ma ho bisogno dei miei spazi.
Ti amo, ma bisogna trovare il giusto equilibrio.
Ti amo, ma non capisco come cazzo ragioni.
Ti amo, ma non sono d’accordo.
Ti amo, ma…
Ma io sono io.
E tu sei tu.
E questo, nessun sentimento lo potrà cambiare.
L’amore insensibile.
Pardonne moi, mon amour.
Quando la musica inizia, ti rivelo il mio segreto.
Tu mi guardi, e per un attimo vedo le lacrime dei tuoi occhi.
Poi butti giù, e inizi a muoverti al ritmo di una flebile milonga.
Ballerini come siamo, sappiamo entrambi che non potremo lasciare a metà la danza.
Accarezzati dal dolore, dunque, balliamo.
Come carcerati in tempi di guerra, i nostri piedi sono incatenati l’uno all’altro.
Scappano insieme, tenendo il ritmo.
Intanto tu, vorresti gridare.
Io solo sparire, graffiato dal tuo amore spezzato.
Perché lo vedo.
Già…lo vedo.
Non so se dipenda dal tuo sguardo, o dai passi della milonga che si son fatti grigi di colpo.
So solo che ormai hai deciso: alla fine di questo ballo, non rimarrà che un tuo ricordo, sporcato dalla mia fragilità.
E mentre ti guarderò andare via, forse anche per me comparirà una lacrima.
Proprio per me, che non ho mai saputo piangere.
Per me, a cui è concesso solo di rimanere appoggiato alle note di questo ballo sensuale, unica felicità che ancora mi lega a te.
Ti stringo forte, allora.
Tu non ricambi.
Ed io, ancora fra le tue braccia, sono nuovamente solo.
Mentre per quest’ultimo attimo, possiamo ancora ballare insieme.
Altrove.
Mentre al Valentino si discute di dita nel cu…ore (per come ne parlerebbero Neffa e J.Ax) e si guardano le foto-ricordo di blasfemie passate, una ragazza perde la vita all’incrocio con corso Vittorio e via Sacchi.
I barellieri fanno il possibile per rianimarla, ma troppo presto uno di loro si dirige verso l’ambulanza per trovare un velo bianco con cui coprirle il viso livido.
Le auto incolonnate dietro, intanto, rallentano di curiosità.
Una ragazza spalmata sull’erba a pochi passi dal Po, allora, torna alle dita nel cu…ore, sentendo l’esigenza incontrollabile di esporre il suo ego. L’idea migliore è esclamare “Sei frocio” ad uno ormai sbronzo, sul prato a pochi metri dal borgo medioevale.
Lui s’incazza.
Un travestito, al caffè Leri, esce dal locale, saluta un amico, e scambia con lui la stretta di mano più virile di tutta la notte torinese.
Quando si dice l’omosessualità…
La musica, al Valentino, è forte: una specie di rave non autorizzato ha preso forma.
Ma è venuto una merda, che il tempo lasciava intendere pioggia.
Alla fermata del bus fra corso Vittorio e Corso Re Umberto, quattro ragazzi spagnoli aspettano il primo bus: sono le due e dieci, probabilmente non sanno che per un’ora buona non potranno far altro che scambiarsi parole d’attesa.
Io sento che è ora di andare a casa.
Lascio il Valentino, e m’incammino verso Porta Nuova.
Sto per scoprire che le dita nel cu…ore non sono poi argomento così interessante.
Che il mondo, intorno, è andato avanti.
Nel bene o nel male.
Chissà perché, mi stupisco.
Cheers
Buonanotte
Per prima cosa, mi viene voglia di scrivere un controcanto su un valzer che parla di un disastro aereo, e di un amore finito male.
Poi però mi annoio, allora cambio canale.
Uno stimolo interessante arriva quando la musica mi racconta la danza dei grattacieli.
La danza degli scricchiolii, al soffiare del vento.
Aspettando che il grattacielo, prima o poi, si rompa i coglioni.
E crolli.
“Vaffanculo quelli che ci sono dentro”, penso.
Ma non sono poi così cattivo. E finisce che m’irromanticisco.
Mi trovo, allora, ad ascoltare per la centesima volta le stesse note fatte di buoni sentimenti.
Che ci volete fare…sarà che intorno a me tutti si sposano.
L’amore trionfa.
Evvai.
Mi scopro contento per loro.
Ed attaccato alle sensazioni candide, mi ritrovo a guardare il biglietto d’ingresso di un casinò, ed un pennarello indelebile.
Il pennarello è ancora imballato. Mi chiedo se stando chiuso in quell’armatura di plastica prima o poi non si seccherà.
E finirà per essere buttato via prima del tempo.
Doveva servire a scrivere una storia su fogli di carta appallottolati.
E’ rimasto incartato.
Alcune cose finiscono così: vanno buttate ancora nuove.
Provo a pensarci un po’ su.
Ma poi si fa tardi, e devo andare a dormire.
Ascolto ancora una volta la canzoncina romantica, quella dei buoni sentimenti.
Poi vado a lavarmi i denti.
E punto la sveglia.
Cheers.

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