Ott
1

Immediately evening.

Quando, per qualche istante, scambio uno sguardo con la ragazza che ho conosciuto di fronte al semaforo dell’incrocio, è notte.
Da un pezzo.
Non ricordo quale sia stato l’approccio, ma mi ritrovo, ora, con lei che chiede
-Come ti chiami.
Bel culo, voce poco femminile.
Cappuccio, non la vedo in viso.
Però sorride.
Questo lo vedo. Chiaro.
Qualche momento per riassorbirmi dal freddo della mia pelle, poi rispondo.
Ed è subito sera.

[...]

Mi sveglio.
Il sole non è alto quanto mi aspetterei.
Troppo grigio, nella stanza, perché sia mezzogiorno.
La ragazza incappucciata.
Mi giro…
Chissà dov’è finita.
Mi ha concesso solo un nome, la sera prima.
Ed un locale dove lavora, di notte.
Birre ai tavoli per pagare gli studi: la solita storia.
Ripercorro un attimo le coordinate a cui spedire il mio desiderio di farla ridere.
Stasera.
Poi stacco.
Mi alzo, stiro le braccia e mi chiedo cosa fare mentre preparo il caffè.
Cosa fare, quando sarà sera.
Perché in questi casi
è subito sera.
Senza neanche accorgerti del cadere della luce, dell’allungarsi delle ombre.
Scendono le serrande e da qualche parte, per le vie del centro, compaiono i castagnari che si riscaldano le mani sbucciando marroni.
Le commesse di qualche boutique sfarzosa corrono verso un aperitivo, una cena. Qualche fidanzato a cui non hanno diritto.
Di sera, aria isterica di appuntamenti.
E di rispettivi ritardi.
Mi riempio i polmoni; ancora qualche passo per le vie di una periferia lontana.
Lontana da castagnari, vetrine e completi alla moda.
Mi accontento degli alberi ingialliti dai venti di Ottobre.
Lontano da un locale di cui ho le coordinate.
E’ subito sera.
Mi accendo una sigaretta, e mi stringo nella giacca troppo leggera.
Tutto normale.
Tutto come al solito.

Set
0

Forse.

Questa volta è finita.
O forse no.
Forse si.
Forse.
Le cose modificano inesorabilmente i punti di vista dai quali si lasciano guardare. A volte sembra tutto luminoso, accecante.
Infiocchettato.
Altre, pensi al fatto che rimane solo merda.
Poco altro.
Qualche parola svogliata.
I rumori della strada lì, i fondo all’incrocio, dove qualcuno ritmicamente si appoggia su un clacson.
E le luci, che al perdersi dell’estate si accendono sempre più presto.
Quello che le parole, di notte, non si lasciano sfuggire, è la possibilità di rendere i propri significati più oscuri.
Quelle qui riportate, sono ben felici di dimostrare questo semplice assioma.
Forse.
Forse tutto è bello.
Forse no.
Io sono stanco di stare qui ad interpretare.
Vorrei solo che le cose -ogni tanto- fossero più semplici.
Nessuna interpretazione, solo fatti.
Giusti o sbagliati che siano.
Andare a caccia di interpretazioni è un lavoro di merda.
Ma qualcuno lo dovrà pur fare.
Rimane il fatto che più interpreto, più sento l’esigenza di dire qualcosa.
Qualunque cosa.
Senza la mediazione di quel famoso “forse”, che rende tutto più difficile.
E lascia spazio all’interpretazione.

PS: beh…se non altro il blocco sembra superato.

Cheers.

Lug
2

Molte voci.

Diciamo la verità, guys…

’sto template fa schifo, ed in più non ho concluso il mio lavorò, è rimasto tutto a metà.

Ma credo che lascerò tutto così: oggi si riparte con lo studio, e soprattutto, mi piace l’idea di qualcosa che , anche graficamente, sia “work in progress”.

Come le parole di questo spazio.

Mavaapijarrtencu….ma a vhi la vuoi dare a bere?

-E’ che non c’hai voglia di finire.

-No. E’ che ho impegni più urgenti.

-Si…certo…come tutte le altre volte.

-Quali volte?

-Lo sai…

-No che non lo so-, sguardo irritato. Che cazzo vorrà mai questo tizio?

Lo stronzo prende, mi guarda.

E se ne va.

Tutto ciò per un template.

Ma chi cazzo è, soprattutto, sto tizio?

Ma non è questo, che voglio dirvi oggi.

O meglio, voglio prorpio dirvi questo: ragazzi, inzio a sentiure le voci.

Oggi è diverso. Già…

O è come tutte le altre volte?

Cheers.

Lug
0

Intermezzo: minor swings.

A parte il tempo passato a compilare codice.

O combattendo con l’idea di dover tornare, prima o poi, a studiare.

Mi chiedo perchè la musica -le settime, le scale cromatiche e i cromatismi blues- di notte abbiano qualcosa in più.

Per esempio: sto ascoltando proprio ora “minor swing”, Django Reinhardt.

Ditemi se una volta calato il sole, il buio della notte e qualche rumore di auto lontana.

Un goccio di whisky, se volete.

Beh…ditemi se non è tutto più bello.

Tutto di colpo.

Cheers.

Lug
1

Torno a scrivere.

Benissimo.
Ora mi metto davanti al Mac e scrivo qualcosa per il blog.
Che sono settimane che taccio. Forse mesi.
Bene…
Pensiamo.
Di che si può parlare?
Birra.
Scopare.
Le solite cose.
No…di quelle ormai ho detto quello che dovevo dire.
Forse del fatto che non ce la faccio più.
Che sono saturo.
Di cosa?
Elenco sparso: università, mestruazioni altrui, pillole anticoncezionali, mutande in aula studio, pioggia, soldi che mancano, esami che non si superano, professori che ti rompono i coglioni, orgasmi che vorresti raggiungere e via dicendo.
Ce n’è parecchie di cose di cui parlare, in questi giorni.
Ma ce n’è una.
Fondamentale.
Ovvero:
Non ho più parole!
Bene…grande spettacolo: senza parole!!
Venghino signori venghino!
E ora che cazzo vi racconto?
Soprattutto considerando che sono fuori come un balcone!
La gente mi chiede “che cos’hai?”
E io non so rispondere.
Non so dirlo.
Le parole per descrivere…scappano.
Un attimo prima di riuscire a pronunciarle.
Ancora una cosa:

Niente…non lo so…