Set
1

Amore duepuntozzero (ovvero…dell’amore ai tempi di Facebook)

Qualcuno, di recente, mi ha fatto riflettere sull’amore ai tempi di faccialibro.

“Quiz: che personaggio dell’era glaciale sei?”

Si: qualcuno mi ha fatto presente che il voyeurismo legato a facebook rende i sentimenti del XXI secolo decisamente complessi.

“Tizio ha commentato un tuo post”.

Nell’ottica del “ti lascio ma ti amo ancora”, avere aperta la finestra di facebook puntata sulla vita del partner, non è che renda le cose facili. Cioè: come sta? Soffre senza di me? Gli mancherò? O semplicemente si sta facendo un’altra?

“Chat: Ciao Enzo! quanto tempo che non ci si sente, come stai?”

Ora, ci sono dei sani principi, nella vita degli esseri umani, che permettono la convivenza di un gruppo:

  1. Non scoparti la donna del tuo migliore amico (BroCode docet).
  2. Tratta il sesso femminile con rispetto, anche se la pensate diversamente su un fantastrilione di cose: alla fine, non è detto che sia tu quello che ha ragione.
  3. Ci sono delle persone (porca troia!) che quando è finita è finita! Cazzo non ci resti amico! Non vi andate a bere un caffè! Non uscite insieme! Non vi fate le confidenze!

Non siete amici: ci avete provato…

“Chat: Enzo??? Ci sei???”

…e non ha funzionato! Purtroppo è andata male! Chiusa! Kapputt! Sti cazzi!

Ed invece, nell’epoca della comunicazione (dove  se ci si becca per strada, manco ci si saluta…), un’epoca di bacheche, in cui l’amicizia non può essere “cancellata” (Ennò! E’ maleducazione!) le cose si complicano.

Oggi, le relazioni o si trascinano o rimangono nascoste, traviate dalla possibilità di sapere come stai (hai scritto “bella giornata” sulla tua bacheca!), cosa fai (hai postato una foto dal tuo cellulare 3g dimmerda), dove sei (il cazzo di “servizio di localizzazione” indica chiaramente, su Google Maps, che stavo cagando).

“Sempronio ha richiesto la tua amicizia”

L’amore, di questi tempi, si scopre spaesato: troppo legato alle ferite passate (da bacheche che non ci lasciano, semplicemente, andare), o troppo lontano dai sentimenti futuri (nascosti da un’amicizia che, forse, deve ancora sbocciare…checché ne dica Facebook).

Stritolato da notifiche push, e da mail informative.

Frattanto, su Facebbok compaiono i primi inserzionisti, che pagano gli spazi pubblicitari dando un valore al nostro smarrimento…

“Chat: Ciao Marta! Eccomi…”

…e non lasciando che gli amori “che strappano i capelli”, come dovrebbe essere, si lascino andare, si abbandonino al resto della loro vita.

Mentre il mondo va avanti, troppo veloce.

O forse, insieme a noi, cerca la giusta amicizia da confermare.

Cheers (se c’è ancora qualcosa a cui brindare…)!

“Chat: Enzo??? Ci sei ancora???”

Mar
0

Small Things.

Celebrare le piccole cose non è un cliché.
I cliché sono cose scontate che hanno perso la loro capacità di “illuminarci”.
Le piccole cose saranno anche scontate. Ma per quel che mi riguarda, le illuminazioni son sempre partite da lì.
Quindi, i cliché stanno a zero. Le piccole cose no.
Evviva le piccole cose.
Fuck cliché.
E ho detto tutto.
Anyway, intorno al mistero delle piccole cose, qualcuno parla “dell’imperfezione”.
Io, che voglio fare filosofia spiccia, non mi infilo in questioni di natura accademica, mi limito a dire che le piccole cose sono quelle che, nella vita, mostrano quelle importanti.
C’è stata la volta in cui la vernice di un’automobile mi ha condotto lontano da una donna che ho amato.
Ce n’è stata un’altra in cui, addormentandomi su un treno che correva lontano, mi sono sentito “a casa”.
Come?
Chi lo sa…
Nessuno sa come succede.
Sarà nostalgia?
Esplosione?
Da un certo punto di vista, chi cazzo se ne frega: le cose stanno così.
Questo è importante.
Per non distrarsi, quando arriva quella volta, in cui un parola -una parola neanche importante, detta a bassa voce sotto la musica alta- ti mostra che è giunta l’ora.
Si fanno le valigie.
Si parte.
Alla ricerca di un treno, dove potersi di nuovo, per un attimo
sentire a casa.

Cheers.

Ott
1

Immediately evening.

Quando, per qualche istante, scambio uno sguardo con la ragazza che ho conosciuto di fronte al semaforo dell’incrocio, è notte.
Da un pezzo.
Non ricordo quale sia stato l’approccio, ma mi ritrovo, ora, con lei che chiede
-Come ti chiami.
Bel culo, voce poco femminile.
Cappuccio, non la vedo in viso.
Però sorride.
Questo lo vedo. Chiaro.
Qualche momento per riassorbirmi dal freddo della mia pelle, poi rispondo.
Ed è subito sera.

[...]

Mi sveglio.
Il sole non è alto quanto mi aspetterei.
Troppo grigio, nella stanza, perché sia mezzogiorno.
La ragazza incappucciata.
Mi giro…
Chissà dov’è finita.
Mi ha concesso solo un nome, la sera prima.
Ed un locale dove lavora, di notte.
Birre ai tavoli per pagare gli studi: la solita storia.
Ripercorro un attimo le coordinate a cui spedire il mio desiderio di farla ridere.
Stasera.
Poi stacco.
Mi alzo, stiro le braccia e mi chiedo cosa fare mentre preparo il caffè.
Cosa fare, quando sarà sera.
Perché in questi casi
è subito sera.
Senza neanche accorgerti del cadere della luce, dell’allungarsi delle ombre.
Scendono le serrande e da qualche parte, per le vie del centro, compaiono i castagnari che si riscaldano le mani sbucciando marroni.
Le commesse di qualche boutique sfarzosa corrono verso un aperitivo, una cena. Qualche fidanzato a cui non hanno diritto.
Di sera, aria isterica di appuntamenti.
E di rispettivi ritardi.
Mi riempio i polmoni; ancora qualche passo per le vie di una periferia lontana.
Lontana da castagnari, vetrine e completi alla moda.
Mi accontento degli alberi ingialliti dai venti di Ottobre.
Lontano da un locale di cui ho le coordinate.
E’ subito sera.
Mi accendo una sigaretta, e mi stringo nella giacca troppo leggera.
Tutto normale.
Tutto come al solito.

Set
0

Forse.

Questa volta è finita.
O forse no.
Forse si.
Forse.
Le cose modificano inesorabilmente i punti di vista dai quali si lasciano guardare. A volte sembra tutto luminoso, accecante.
Infiocchettato.
Altre, pensi al fatto che rimane solo merda.
Poco altro.
Qualche parola svogliata.
I rumori della strada lì, i fondo all’incrocio, dove qualcuno ritmicamente si appoggia su un clacson.
E le luci, che al perdersi dell’estate si accendono sempre più presto.
Quello che le parole, di notte, non si lasciano sfuggire, è la possibilità di rendere i propri significati più oscuri.
Quelle qui riportate, sono ben felici di dimostrare questo semplice assioma.
Forse.
Forse tutto è bello.
Forse no.
Io sono stanco di stare qui ad interpretare.
Vorrei solo che le cose -ogni tanto- fossero più semplici.
Nessuna interpretazione, solo fatti.
Giusti o sbagliati che siano.
Andare a caccia di interpretazioni è un lavoro di merda.
Ma qualcuno lo dovrà pur fare.
Rimane il fatto che più interpreto, più sento l’esigenza di dire qualcosa.
Qualunque cosa.
Senza la mediazione di quel famoso “forse”, che rende tutto più difficile.
E lascia spazio all’interpretazione.

PS: beh…se non altro il blocco sembra superato.

Cheers.

Set
1

Blocchi.

E’ ufficiale.
Ho il blocco dello scrittore.
Sono un po’ di volte che mi metto qui davanti, e provare a buttare giù qualche parola sensata.
Ma non viene quasi più nulla.
Sarà che il mio bisogno di scrivere si genera in quei momenti di oblio e disperazione mentale che regolarmente mi trovo a provare. Si, insomma…prendete un articolo a caso fra quelli presenti in queste pagine virtuali e capirete immediatamente cosa intendo.
Ma a differenza di ciò che avete appena (ri)letto, di questi tempi mi trovo abbastanza in pace con me stesso. E la mancanza di momenti “oscuri” (nel senso di “oblio”) mi porta a non aver più niente di cui (s)parlare.
Ma…
C’è anche un’altra ipotesi.
Sta nel pensiero che quaggiù, le cose, stiano diventando lentamente -ma inesorabilmente- troppo lineari.
Set di giornate passate in biblioteca a studiare.
Un birra.
Periodici incontri con giovini sbarbate 26enni: parole d’intrattenimento e via così.
Non che le due cose si escludano: anzi, inizio a credre che si tratti delle due facce di una stessa medaglia.
Linearità e pace.
Fico!
Pero…
Quando arriverà la tempesta (di nuovo), magari quello è il momento in cui scrivo il mio primo romanzo (e la pianterete di rompermi i coglioni con Paolo Giordano).
Per ora mi limito a constatare la presenza del blocco dello scrittore.
E a conviverci.

Cheers.