Set
1

Blocchi.

E’ ufficiale.
Ho il blocco dello scrittore.
Sono un po’ di volte che mi metto qui davanti, e provare a buttare giù qualche parola sensata.
Ma non viene quasi più nulla.
Sarà che il mio bisogno di scrivere si genera in quei momenti di oblio e disperazione mentale che regolarmente mi trovo a provare. Si, insomma…prendete un articolo a caso fra quelli presenti in queste pagine virtuali e capirete immediatamente cosa intendo.
Ma a differenza di ciò che avete appena (ri)letto, di questi tempi mi trovo abbastanza in pace con me stesso. E la mancanza di momenti “oscuri” (nel senso di “oblio”) mi porta a non aver più niente di cui (s)parlare.
Ma…
C’è anche un’altra ipotesi.
Sta nel pensiero che quaggiù, le cose, stiano diventando lentamente -ma inesorabilmente- troppo lineari.
Set di giornate passate in biblioteca a studiare.
Un birra.
Periodici incontri con giovini sbarbate 26enni: parole d’intrattenimento e via così.
Non che le due cose si escludano: anzi, inizio a credre che si tratti delle due facce di una stessa medaglia.
Linearità e pace.
Fico!
Pero…
Quando arriverà la tempesta (di nuovo), magari quello è il momento in cui scrivo il mio primo romanzo (e la pianterete di rompermi i coglioni con Paolo Giordano).
Per ora mi limito a constatare la presenza del blocco dello scrittore.
E a conviverci.

Cheers.

Mag
1

Step 5: Arrivi e partenze.

(per questioni di coerenza scrivo questo articolo in italiano. Essendo l’ultimo di una serie, mi sembra stupido cambiare lingua proprio alla fine…)

E poi si riparte.
Si arriva alla fine ed è necessario fare i bagagli, controllare un’ultima volta di aver preso tutto. Controllare di nuovo.
Poi si va in stazione, si fa il biglietto e via.
E’ bello stare nel paese dei balocchi, Pinocchio lo sapeva.
Collodi, probabilmente, lo sapeva meglio.
Ma nei paesi dei balocchi, o si prende e si riparte, o si diventa asini.
Non c’è via di mezzo.
Il treno delle 19:47, questa sera, non è solo un treno. E’ una specie di macchina spazio-temporale che riporterà tutto alla normalità.
Finalmente l’abitudine.
E chissà cosa resterà del paese dei balocchi.
Qualche bel ricordo, questo è certo.
Un po’ di amarezza, che per non diventare un asino ti sei proprio dovuto sforzare el dire “stasera non mi posso ubriacare” o “quella proprio non me la posso fare”.
Ti sembra di esserti perso qualcosa, certo.
Ma per non diventare asini, ci vuole impegno.
Questo si sa.
Allora stasera, scendendo dal treno, mi troverò vicino un pub, degli amici.
E mi metterò a raccontare cos’è successo qui.
Qui dove la gente “inasinisce”.
Ma dove io mi sono messo a dire.
No. Quella proprio non me la devo fare…
E poi ci si sbronzerà tutti insieme, che Torino non è il paese dei balocchi.
E una sbronza in più, o una in meno, tanto non fa differenza.

Apr
0

Step 4. Significati ed esperienze.

C’è da chiedersi quanto -della voglia di scopare che mi caratterizza- sia effettivamente determinato da un desiderio di appagamento fisico tipico del sessuale e quanto, invece, dipenda dal bisogno d’esperienza.
Di storie.
Di quelle strane alchimie che rimangono nella nostra mente, al passare del tempo diventano ricordi, e infine quel qualcosa che rende la tua vita unica, diversa da qualsiasi altra.
Mi viene da pensare che le storie -queste storie- siano l’orgia dell’intelletto, una sessualità spiccia della quale il nostro pensiero ha bisogno, per rimanere vitale. Queste storie sono indissolubilmente legate al sesso.
Queste storie sono il sesso.
Semplicemente.
Perché fare l’amore non è “inserire il perno A nel foro B”. E’ qualcosa di più viscerale ed universale allo stesso tempo.
Fare l’amore è esperienza. E’ vivere un corpo, una vibrazione; una vibrazione creata nell’Altro proprio da te. E’ una sensazione che esplode nell’incontro con una persona -proprio quella e nessun’altra- e che ti lascia un segno.
Indissolubile.
Eppure.
Il nostro mondo monogamico ci dice che tutto ciò è sbagliato.
E’ peccato.
“Non desiderare la donna d’altri”, tuona il Signore.
Sinceramente, se devo pensare a Dio (e ci penso spesso), mi sembra difficile che possa affermare una cosa del genere.
Ma vabbè…ognuno si prende l’oppio dei popoli che si merita.
Anyway…non mi sento di dare retta alla chiesa cattolica quando si tratta di questi temi.
Sarà che ho sempre l’impressione che le parole del Signore siano state leggermente travisate.
Forse Dio cercava solo di dire che alla fine arriva un momento in cui ci si deve fermare. Deve arrivare per forza. Perché in caso contrario, prima o poi, si verrà travolti.
E si finisce come Ulisse.
Ulisse e Dante. Uno alla ricerca della fine del mondo.
L’altro ad ascoltare.
Se dovessi scegliere, ovviamente, preferirei essere Ulisse.
Ma le colonne d’Ercole sono lontane, ed in fondo non so se le voglio vedere.
Alla fine, credo di essere uno di quelli che dopo aver passato decenni a vagare per il Mediterraneo, tornerebbe ad Itaca, si siederebbe sul cesso.
Farebbe una bella cagata.
Scoperebbe Penelope.
E poi, fumando una sigaretta, penserebbe

Finalmente…
Casa.

Cheers.

Mar
5

In viaggio.

C’è chi ha l’ossessione del viaggio.
Chi, invece, prende per buono il diktat “partire è un po’ morire”
Vorrei far parte del primo gruppo.
Giuro…vorrei.
Invece lasciarmi alle spalle alcune cose mi mette sempre un po’ in crisi.
Un annetto fa -forse qualcosa in più- ho scritto un post simile a questo.
Ero sull’orlo di un lungo viaggio.
Ma alla fine non se n’è fatto nulla.
C’è uno strano sentimento malinconico che prende le persone un attimo prima di salire su un treno, una nave o un aereo.
Non ci credete?
Parliamo degli Erasmus: personaggi semi-illuminati che si fanno sei mesi altrove.
Parliamo di loro, e dell’invidia di tutti gli altri, quelli che invece sono rimasti.
Perché sono indietro con gli esami.
Perché hanno una fidanzata che non vogliono lasciarsi dietro
e cose così.
Anyway…Avete mai visto un Erasmus partire felice?
Cioè…c’è la certezza che sarà fighissimo, ci si divertirà un sacco e via dicendo.
Ma negli occhi di chi parte…la stessa malinconia.
Non so perché, ma a partire ho sempre l’impressione che non si tornerà più indietro.
Che strano…
Ho uno strano rapporto, io, con i viaggi. Niente di nuovo, in fondo…
Ma sono davvero solo io?
Gli Erasmus tornano con la consapevolezza di aver lasciato un pezzo di loro fra le pieghe di qualche città spagnola, o in un vicolo dei palazzi colorati di Oporto.
Ma partire.
Partire è un po’ morire.
Eppure…
Si può vivere senza sapere cosa c’è al di là dell’orizzonte?
Partire è un po’ morire.
Ma si vive per partire, prima o poi.
O forse no…
Freud sarebbe orgoglioso di me, oggi…

Cheers.

Mar
0

I bagagli post-moderni.

Dato che, dopo aver sostenuto due esami a Bologna, ho deciso di passare dalle parti di Treviso a bere un po’ di vino buono, mi sono trovato a preparare i classici bagagli.
Niente di strano…due mutande, quattro magliette e cose così.
Solo che poi mi sono trovato a dover riempire il Mac di dati, file infinitesimali ma necessari a proseguire i miei impegni anche a distanza.
Tipo il mio CV da inviare in giro. O iniziare a preparare i nuovi esami.
E questo è post-moderno.
Anyway…questo è delirio.
Conseguente al fatto che di questi tempi non ho contenuti da riportare qui sopra.
Dunque…
Cheers!